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martedì 15 marzo 2016

Scriveva per terra...



   
Gesù si avviò verso il monte degli Ulivi. Ma al mattino si recò di nuovo nel tempio e tutto il popolo andava da lui. Ed egli sedette e si mise a insegnare loro. Allora gli scribi e i farisei gli condussero una donna sorpresa in adulterio, la posero in mezzo e gli dissero: «Maestro, questa donna è stata sorpresa in flagrante adulterio. Ora Mosè, nella Legge, ci ha comandato di lapidare donne come questa. Tu che ne dici?». Dicevano questo per metterlo alla prova e per avere motivo di accusarlo. Ma Gesù si chinò e si mise a scrivere col dito per terra. Tuttavia, poiché insistevano nell’interrogarlo, si alzò e disse loro: «Chi di voi è senza peccato, getti per primo la pietra contro di lei». E, chinatosi di nuovo, scriveva per terra. Quelli, udito ciò, se ne andarono uno per uno, cominciando dai più anziani. Lo lasciarono solo, e la donna era là in mezzo. Allora Gesù si alzò e le disse: «Donna, dove sono? Nessuno ti ha condannata?». Ed ella rispose: «Nessuno, Signore». E Gesù disse: «Neanch’io ti condanno; va’ e d’ora in poi non peccare più».

Gv 8,1-11

Tre sono gli attori della scena. 
Il primo è Dio: Dio che sta nel monte degli ulivi, Dio che sta nel tempio, Dio che insegna al popolo. 
Dio è si incarnato in un uomo, ha assunto un volto, un nome una stirpe e un paese di provenienza; Dio è Gesù di Nazaret della stirpe di David, figlio di Giuseppe e di Maria. Dio si rende uno, solo e riconoscibile.
Il secondo attore è Satana, l'accusatore dei nostri fratelli, colui che li accusa davanti a Dio giorno e notte. Appare nelle sembianze indefinite di una pluralità di scribi e farisei, è un "branco" senza un nome preciso, senza un volto preciso. Satana viene a provocare Dio: "mostrami Signore dove sta la tua giustizia, mostrami o Dio se davvero sei così giusto come pretendi di essere, se davvero davanti a chi trasgredisce la tua Legge sei irreprensibile coome dovresti. Oppure mostrami il tuo limite! Ammetti la tua debolezza."
Satana "mette in mezzo", usa il terzo personaggio.
E il terzo personaggio che appare sembra solo una comparsa, un oggetto più che un soggetto. Il terzo personaggio siamo noi, l'umanità. L'umanità qui ha l'aspetto di  sembianze di una donna, una peccatrice, una che ha trasgredito la Legge, che ha tradito Dio e soprattutto se stessa. Non parla quasi nella scena, è condotta, possiamo facilmente immaginarla trascinata suo malgrado davanti al Maestro. Sola, indifesa, disprezzata. 
"Merita la morte" questa umanità peccatrice: "Lo dica Dio che merita la morte!" Questo è ciò che satana vuol far dire a Gesù.
Satana chiede a Dio: "Che ne fai adesso di questa umanità debole e corrotta, che ti ha tradito, che ha tradito le tue aspettative? La metterai a morte secondo la Legge che il tuo stesso dito ha scritto sulla roccia, davanti a Mosè, o ti mostrerai verso di lei pietoso e incoerente? Se sei Dio sii dunque tutto d'un pezzo: abbandona al suo destino quest'immonda debole creatura, e non tradire te stesso! Mostra che il tuo amore è impotente e limitato. Mostra la pochezza della tua gloria!"
Dio tace, Dio non risponde, e scrive per terra. Scrive col dito, proprio come quando, finito di parlare con Mosè sul monte Sinai, gli diede le due tavole della Testimonianza, due tavole di pietra contenenti la sua Legge la "legge di Mosè" quella citata da Satana a Gesù. Anch'esse erano scritte dal dito di Dio, da quello stesso dito che ora sta scrivendo sulla terra.
Dio scrive come allora, ma non più nella pietra, come ai tempi di Mosè, non più nella dura pietra, bensì nella morbida terra polverosa, nella materia stessa che Egli usò quando, al principio, volle plasmare Adamo. Dio stavolta scrive in Adamo stesso. 

Poi Dio si alza e parla. 
Si alza, ed è chiaro nel suo alzarsi quel che il gesto vuol dire: Io sono Dio! E' chiaro e terribile. Quell'alzarsi di Gesù risuona come un tuono dal cielo: "Chi è come Dio?!"
E poi il Maestro aggiunge «Chi di voi è senza peccato, getti per primo la pietra contro di lei». 
Tu Satana, scribi e farisei, sei forse puro? Sei forse tu Dio? Tu Satana ti proclami pari al Creatore? Sei forse tu senza peccato? Ebbene, se tale tu pensi di essere, - tu, proprio tu che hai per primo commesso il terribile peccato di ribellarti al Signore - allora metti in atto la mia Legge. Fallo tu stesso: scaglia quella prima pietra. La pietra sulla quale il dito di Dio ha scritto la Legge per i cuori di pietra!

Satana è sconfitto, tace e se ne va. 

Adesso Dio si rivolge all'umanità, a quell'oggetto a cui finora nessuno aveva rivolto la parola: donna, mia amata umanità peccatrice, povera creatura mia, pecora sperduta della mia casa, pecora amata: nessuno ha potuto condannarti? Dov'è Satana, si è forse ritirato?
E la donna, l'umanità, divenuta finalmente un soggetto risponde: "Nessuno, Signore!" Sono qui sola, in mezzo, col mio peccato; per le tue parole nessuno mi ha più potuto lapidare. Anche Satana se n'è andato via impotente.

Dio restituisce in quel momento libertà e dignità alla sua creatura: «Neanch’io ti condanno; va’ e d’ora in poi non peccare più». Sei libera figlia mia, le dice, puoi andare, puoi godere della tua libertà, puoi vivere nella libertà, ma non peccare più.

sabato 3 gennaio 2015

Perché io ho avuto fame e mi avete dato da mangiare

Matteo 25,31-46

Quando il Figlio dell'uomo verrà nella sua gloria con tutti i suoi angeli, si siederà sul trono della sua gloria. E saranno riunite davanti a lui tutte le genti, ed egli separerà gli uni dagli altri, come il pastore separa le pecore dai capri, e porrà le pecore alla sua destra e i capri alla sinistra. Allora il re dirà a quelli che stanno alla sua destra: Venite, benedetti del Padre mio, ricevete in eredità il regno preparato per voi fin dalla fondazione del mondo. Perché io ho avuto fame e mi avete dato da mangiare, ho avuto sete e mi avete dato da bere; ero forestiero e mi avete ospitato, nudo e mi avete vestito, malato e mi avete visitato, carcerato e siete venuti a trovarmi. Allora i giusti gli risponderanno: Signore, quando mai ti abbiamo veduto affamato e ti abbiamo dato da mangiare, assetato e ti abbiamo dato da bere? Quando ti abbiamo visto forestiero e ti abbiamo ospitato, o nudo e ti abbiamo vestito? E quando ti abbiamo visto ammalato o in carcere e siamo venuti a visitarti? Rispondendo, il re dirà loro: In verità vi dico: ogni volta che avete fatto queste cose a uno solo di questi miei fratelli più piccoli, l'avete fatto a me. 
Poi dirà a quelli alla sua sinistra: Via, lontano da me, maledetti, nel fuoco eterno, preparato per il diavolo e per i suoi angeli. Perché ho avuto fame e non mi avete dato da mangiare; ho avuto sete e non mi avete dato da bere; ero forestiero e non mi avete ospitato, nudo e non mi avete vestito, malato e in carcere e non mi avete visitato. Anch'essi allora risponderanno: Signore, quando mai ti abbiamo visto affamato o assetato o forestiero o nudo o malato o in carcere e non ti abbiamo assistito? Ma egli risponderà: In verità vi dico: ogni volta che non avete fatto queste cose a uno di questi miei fratelli più piccoli, non l'avete fatto a me. E se ne andranno, questi al supplizio eterno, e i giusti alla vita eterna».

 Puoi amare Dio, puoi curarlo, e giocare con lui, sfamarlo, insegnarli a leggere e a scrivere, e a camminare, e cambiagli i panni, o le bende; o farti medicare dalle sue mani, farti sorreggere da lui, farti consolare, o lasciarti imboccare quando sei vecchio e malato.
Ma prima devi vedere Dio negli umani. 
Il messaggio di Gesù Cristo va oltre l'amore per un dio astratto e lontano, dice: "puoi tenermi in braccio in un bambino", e quando vedi Dio, il Creatore, l'Onnipontente che si fa tenere in braccio da te... è già il paradiso nel tuo cuore.
  
Per noi cristiani Dio si fa adorare nel suo tempio, che è l'uomo fatto a sua immagine e somiglianza: curare le piaghe di un malato, sfamare un affamato è un atto sacerdotale. Giocare con un bambino è un atto sacerdotale. L'amore per i fratelli è in se stesso l'atto sacerdotale più gradito a Dio.

sabato 13 dicembre 2014

le hai rivelate ai piccoli

In quel tempo Gesù disse: «Ti benedico, o Padre, Signore del cielo e della terra, perché hai tenuto nascoste queste cose ai sapienti e agli intelligenti e le hai rivelate ai piccoli.
Sì, o Padre, perché così è piaciuto a te.
Tutto mi è stato dato dal Padre mio; nessuno conosce il Figlio se non il Padre, e nessuno conosce il Padre se non il Figlio e colui al quale il Figlio lo voglia rivelare.
Venite a me, voi tutti, che siete affaticati e oppressi, e io vi ristorerò.
Prendete il mio giogo sopra di voi e imparate da me, che sono mite e umile di cuore, e troverete ristoro per le vostre anime.
Il mio giogo infatti è dolce e il mio carico leggero».
Matteo 11,25-30.

Il velo squarciato

Furono i sommi sacerdoti, gli scribi, i dottori della legge e i farisei... che vollero la morte del Signore. Lo dico per te che vuoi chiudere la porta che Dio ha spalancato, per te che vuoi ricucire il velo del Tempio che Dio ha squarciato per sempre.

venerdì 12 dicembre 2014

Io sono con voi.

Io sono con voi tutti i giorni, fino alla fine del mondo.
(Mt 28,20)

Gesu è sempre con noi, dice infatti: Io sono sempre con voi fino alla fine del mondo, fino all'alba del mondo nuovo. Giorno per giorno sono con voi.
Questa è la risposta di Gesù a chi, in ogni tempo e in ogni luogo sospira o protesta "se Gesù fosse qui...."

"Io Sono" indica l'assolutezza dell'esistenza di Dio, che è prima di ogni cosa, eternamente è.

Così si era presentato Dio a Mosè parlandogli dal roveto ardente.
Mosè disse a Dio: «Ecco io arrivo dagli Israeliti e dico loro: Il Dio dei vostri padri mi ha mandato a voi. Ma mi diranno: Come si chiama? E io che cosa risponderò loro?». Dio disse a Mosè: «Io sono colui che sono!». Poi disse: «Dirai agli Israeliti: Io-Sono mi ha mandato a voi». Dio aggiunse a Mosè: «Dirai agli Israeliti: Il Signore, il Dio dei vostri padri, il Dio di Abramo, il Dio di Isacco, il Dio di Giacobbe mi ha mandato a voi. Questo è il mio nome per sempre; questo è il titolo con cui sarò ricordato di generazione in generazione.(Esodo 3,13-15)
E' bene peraltro ricordare che il nome Gesù significa sostanzialmente "YHWH salva", e che il tetragramma "YHWH" si traduce sinteticamente in italiano con "Io Sono".
Gesu semplicemente utilizza l'indicativo presente Io Sono, già contenuto nel suo stesso nome, che è quel medesimo Io Sono usato da Dio nel roveto ardente di Mosè per indicare il suo nome e al tempo stesso la sua nature di Essere prima di ogni essere, e lo usa per dire che Egli è e che è perennemente con noi. Lui, non a caso, dice anche...
«Perché dove sono due o tre riuniti nel mio nome, io sono in mezzo a loro».
(Mt 18,20)
 Gesù è "la-Parola-di-Dio-diventata-carne", in noi cristiani "la-Parola-diventata-carne" "rimane", "abita", e continua la sua perenne incarnazione. Infatti il Cristo non sì è incarnato solo nel passato, e non è stato, il Cristo si è incarnato in un tempo preciso, ma ancora si incarna e si incarnerà domani fino alla fine del mondo. Il Cristo è stato, ma ancora è e per sempre sarà il Dio-con-noi. 
Proprio perchè il Cristo è Dio-che-si-incarna-nell'Uomo, Dio-che-abita-in-noi, Gesù si è fatto "Pane quotidiano", cibo di tutti i giorni, così da poter essere anche fisicamente integrato e assimilato perfino nei corpi dei "suoi".
Ecco: la parola si è fatta carne e pane in un paese chiamato la Casa del Pane e la Casa della Carne, in Betlemme che è la casa del Dio incarnato.

*Da una riflessione con Mara Canobbi

Nasce Gesù

Dal vangelo di Luca e dal vangelo di Matteo (versione Interconfessionale)


Quando Elisabetta fu al sesto mese, Dio mandò l'angelo Gabriele a Nàzaret, un villaggio della Galilea. L'angelo andò da una fanciulla che era fidanzata con un certo Giuseppe, discendente del re Davide. La fanciulla si chiamava Maria.
L'angelo entrò in casa e le disse: «Ti saluto, Maria! Il Signore è con te: egli ti ha colmata di grazia».
Maria fu molto impressionata da queste parole e si domandava che significato poteva avere quel saluto.
Ma l'angelo le disse: «Non temere, Maria! Tu hai trovato grazia presso Dio.
Avrai un figlio, lo darai alla luce e gli metterai nome Gesù. Egli sarà grande e Dio, l'onnipotente, lo chiamerà suo Figlio. Il Signore lo farà re, lo porrà sul trono di Davide, suo padre, ed egli regnerà per sempre sul popolo d'Israele. Il suo regno non finirà mai».
Allora Maria disse all'angelo: «Come è possibile questo, dal momento che io sono vergine?».
L'angelo rispose: «Lo Spirito Santo verrà su di te, e l'onnipotente Dio, come una nube, ti avvolgerà. Per questo il tuo bambino sarà santo, Figlio di Dio.
Vedi: anche Elisabetta, tua parente, alla sua età aspetta un figlio. Tutti pensavano che non potesse avere bambini, eppure è già al sesto mese. Nulla è impossibile a Dio!».
Allora Maria disse: «Eccomi, sono la serva del Signore. Dio faccia con me come tu hai detto». Poi l'angelo la lasciò. (Lc. 1,26-38)
Ecco come è nato Gesù Cristo. Maria, sua madre, era fidanzata con Giuseppe; essi non vivevano ancora assieme, ma lo Spirito Santo agì in Maria ed ella si trovò incinta.
Ormai Giuseppe stava per sposarla. Egli voleva fare ciò che era giusto, ma non voleva denunciarla di fronte a tutti. Allora decise di rompere il fidanzamento, senza dir niente a nessuno.
Ci stava ancora pensando, quando una notte in sogno gli apparve un angelo del Signore e gli disse: «Giuseppe, discendente di Davide, non devi aver paura di sposare Maria, la tua fidanzata: il bambino che lei aspetta è opera dello Spirito Santo.
Maria partorirà un figlio e tu gli metterai nome Gesù, perché egli salverà il suo popolo da tutti i peccati».
E così si avverò quello che il Signore aveva detto per mezzo del profeta Isaia:
Ecco, la vergine sarà incinta partorirà un figlio ed egli sarà chiamato Emmanuele. Questo nome significa: «Dio è con noi».
Quando Giuseppe si svegliò, fece come l'angelo di Dio gli aveva ordinato e prese Maria in casa sua. (Mt 1,18-24)
In quel tempo l'imperatore Augusto con un decreto ordinò il censimento di tutti gli abitanti dell'impero romano.
Questo primo censimento fu fatto quando Quirinio era governatore della Siria.
Tutti andavano a far scrivere il loro nome nei registri, e ciascuno nel proprio luogo d'origine.
Anche Giuseppe andò: partì da Nàzaret, in Galilea, e salì a Betlemme, la città del re Davide, in Giudea. Essendo un lontano discendente del re Davide, egli con Maria, sua sposa, che era incinta, doveva farsi scrivere là.
Mentre si trovavano a Betlemme, giunse per Maria il tempo di partorire; (Lc. 2,1-6)


E senza che avessero avuto fin'allora rapporti matrimoniali, Maria partorì il bambino e Giuseppe gli mise nome Gesù. (Mt 1,25)
ed essa diede alla luce un figlio, il suo primogenito. Lo avvolse in fasce e lo mise a dormire nella mangiatoia di una stalla, perché non avevano trovato altro posto. (Lc. 2,7)
Gesù nacque a Betlemme, una città nella regione della Giudea, al tempo del re Erode. (Mt 2,1)
In quella stessa regione c'erano anche dei pastori. Essi passavano la notte all'aperto per fare la guardia al loro gregge.
Un angelo del Signore si presentò a loro, e la gloria del Signore li avvolse di luce, così che essi ebbero una grande paura.
L'angelo disse: 

«Non temete! Io vi porto una bella notizia, che procurerà una grande gioia a tutto il popolo: oggi, nella città di Davide, è nato il vostro Salvatore, il Cristo, il Signore. Lo riconoscerete così: troverete un bambino avvolto in fasce che giace in una mangiatoia».
Subito apparvero e si unirono a lui molti altri angeli. Essi lodavano Dio con questo canto:
«Gloria a Dio in cielo e pace in terra agli uomini che egli ama». 

Poi gli angeli si allontanarono dai pastori e se ne tornarono in cielo.
Intanto i pastori dicevano gli uni agli altri: «Andiamo fino a Betlemme per vedere quello che è accaduto e che il Signore ci ha fatto sapere».
Giunsero in fretta a Betlemme e là trovarono Maria, Giuseppe e il bambino che dormiva nella mangiatoia.
Dopo averlo visto, dissero in giro ciò che avevano sentito di questo bambino.
Tutti quelli che ascoltarono i pastori si meravigliarono delle cose che essi raccontavano.
Maria, da parte sua, custodiva gelosamente il ricordo di tutti questi fatti, e li meditava dentro di sé.
I pastori, sulla via del ritorno, lodavano Dio e lo ringraziavano per quello che avevano sentito e visto, perché tutto era avvenuto come l'angelo aveva loro detto.
(Lc. 2,8-20)

Dopo la sua nascita, arrivarono a Gerusalemme alcuni uomini sapienti che venivano dall'oriente e domandarono: 
«Dove si trova quel bambino, nato da poco, il re dei giudei? In oriente abbiamo visto apparire la sua stella e siamo venuti qui per onorarlo».
Queste parole misero in agitazione tutti gli abitanti di Gerusalemme, e specialmente il re Erode. Il quale appena lo seppe, radunò tutti i capi dei sacerdoti e i maestri della legge e domandò: «In quale luogo deve nascere il Messia?».
Essi risposero: «A Betlemme, nella regione della Giudea, perché nella Bibbia è scritto: Tu Betlemme, del paese di Giudea, non sei certo la meno importante tra le città della Giudea, perché da te uscirà un capo che guiderà il mio popolo, Israele». 

Allora il re Erode chiamò in segreto quei sapienti venuti da lontano e si fece dire, con esattezza, quando era apparsa la stella.
Poi li mandò a Betlemme dicendo: «Andate e cercate con ogni cura il bambino. Quando l'avrete trovato, fatemelo sapere, così anch'io andrò a onorarlo».
Ricevute queste istruzioni da parte del re, essi partirono. In viaggio, apparve ancora a quei sapienti la stella che avevano visto in oriente, ed essi furono pieni di grandissima gioia. La stella si muoveva davanti a loro fino a quando non arrivò sopra la casa dove si trovava il bambino: là si fermò.
Essi entrarono in quella casa e videro il bambino e sua madre, Maria. Si inginocchiarono e adorarono il bambino. Poi aprirono i bagagli e gli offrirono regali: oro, incenso e mirra.
(Mt 2,1-11)

Quando furon passati gli otto giorni prescritti per la circoncisione, gli fu messo nome Gesù, come era stato chiamato dall'angelo prima di essere concepito nel grembo della madre. 
 (Lc. 2,21)

"Ecco come avvenne la nascita di Gesù Cristo"

In quei giorni un decreto di Cesare Augusto ordinò che si facesse il censimento di tutta la terra. Questo primo censimento fu fatto quando era governatore della Siria Quirinio. Andavano tutti a farsi registrare, ciascuno nella sua città. Anche Giuseppe, che era della casa e della famiglia di Davide, dalla città di Nazaret e dalla Galilea salì in Giudea alla città di Davide, chiamata Betlemme, per farsi registrare insieme con Maria sua sposa, che era incinta. Ora, mentre si trovavano in quel luogo, si compirono per lei i giorni del parto. Diede alla luce il suo figlio primogenito, lo avvolse in fasce e lo depose in una mangiatoia, perché non c'era posto per loro nell'albergo.

C'erano in quella regione alcuni pastori che vegliavano di notte facendo la guardia al loro gregge. Un angelo del Signore si presentò davanti a loro e la gloria del Signore li avvolse di luce. Essi furono presi da grande spavento, ma l'angelo disse loro: «Non temete, ecco vi annunzio una grande gioia, che sarà di tutto il popolo: oggi vi è nato nella città di Davide un salvatore, che è il Cristo Signore. Questo per voi il segno: troverete un bambino avvolto in fasce, che giace in una mangiatoia». E subito apparve con l'angelo una moltitudine dell'esercito celeste che lodava Dio e diceva:
«Gloria a Dio nel più alto dei cieli
e pace in terra agli uomini che egli ama».

Appena gli angeli si furono allontanati per tornare al cielo, i pastori dicevano fra loro: «Andiamo fino a Betlemme, vediamo questo avvenimento che il Signore ci ha fatto conoscere».
Andarono dunque senz'indugio e trovarono Maria e Giuseppe e il bambino, che giaceva nella mangiatoia. E dopo averlo visto, riferirono ciò che del bambino era stato detto loro. Tutti quelli che udirono, si stupirono delle cose che i pastori dicevano. Maria, da parte sua, serbava tutte queste cose meditandole nel suo cuore.

I pastori poi se ne tornarono, glorificando e lodando Dio per tutto quello che avevano udito e visto, com'era stato detto loro.

Quando furon passati gli otto giorni prescritti per la circoncisione, gli fu messo nome Gesù, come era stato chiamato dall'angelo prima di essere concepito nel grembo della madre. 

(Luca 2, 1-21)
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Ecco come avvenne la nascita di Gesù Cristo: sua madre Maria, essendo promessa sposa di Giuseppe, prima che andassero a vivere insieme si trovò incinta per opera dello Spirito Santo. Giuseppe suo sposo, che era giusto e non voleva ripudiarla, decise di licenziarla in segreto. Mentre però stava pensando a queste cose, ecco che gli apparve in sogno un angelo del Signore e gli disse: «Giuseppe, figlio di Davide, non temere di prendere con te Maria, tua sposa, perché quel che è generato in lei viene dallo Spirito Santo. Essa partorirà un figlio e tu lo chiamerai Gesù: egli infatti salverà il suo popolo dai suoi peccati».

Tutto questo avvenne perché si adempisse ciò che era stato detto dal Signore per mezzo del profeta:
Ecco, la vergine concepirà e partorirà un figlio
che sarà chiamato Emmanuele,
che significa Dio con noi. Destatosi dal sonno, Giuseppe fece come gli aveva ordinato l'angelo del Signore e prese con sé la sua sposa, la quale, senza che egli la conoscesse, partorì un figlio, che egli chiamò Gesù.

(Matteo 2,18-2)

 +++  
Gesù nacque a Betlemme di Giudea, al tempo del re Erode. Alcuni Magi giunsero da oriente a Gerusalemme e domandavano: «Dov'è il re dei Giudei che è nato? Abbiamo visto sorgere la sua stella, e siamo venuti per adorarlo». All'udire queste parole, il re Erode restò turbato e con lui tutta Gerusalemme. Riuniti tutti i sommi sacerdoti e gli scribi del popolo, s'informava da loro sul luogo in cui doveva nascere il Messia. Gli risposero: «A Betlemme di Giudea, perché così è scritto per mezzo del profeta:

E tu, Betlemme, terra di Giuda,
non sei davvero il più piccolo capoluogo di Giuda:
da te uscirà infatti un capo
che pascerà il mio popolo, Israele.

Allora Erode, chiamati segretamente i Magi, si fece dire con esattezza da loro il tempo in cui era apparsa la stella e li inviò a Betlemme esortandoli: «Andate e informatevi accuratamente del bambino e, quando l'avrete trovato, fatemelo sapere, perché anch'io venga ad adorarlo».

Udite le parole del re, essi partirono. Ed ecco la stella, che avevano visto nel suo sorgere, li precedeva, finché giunse e si fermò sopra il luogo dove si trovava il bambino. Al vedere la stella, essi provarono una grandissima gioia. Entrati nella casa, videro il bambino con Maria sua madre, e prostratisi lo adorarono. Poi aprirono i loro scrigni e gli offrirono in dono oro, incenso e mirra. Avvertiti poi in sogno di non tornare da Erode, per un'altra strada fecero ritorno al loro paese.

Essi erano appena partiti, quando un angelo del Signore apparve in sogno a Giuseppe e gli disse: «Alzati, prendi con te il bambino e sua madre e fuggi in Egitto, e resta là finché non ti avvertirò, perché Erode sta cercando il bambino per ucciderlo».

Giuseppe, destatosi, prese con sé il bambino e sua madre nella notte e fuggì in Egitto, dove rimase fino alla morte di Erode, perché si adempisse ciò che era stato detto dal Signore per mezzo del profeta:
Dall'Egitto ho chiamato il mio figlio.

Erode, accortosi che i Magi si erano presi gioco di lui, s'infuriò e mandò ad uccidere tutti i bambini di Betlemme e del suo territorio dai due anni in giù, corrispondenti al tempo su cui era stato informato dai Magi. Allora si adempì quel che era stato detto per mezzo del profeta Geremia:
Un grido è stato udito in Rama,
un pianto e un lamento grande;
Rachele piange i suoi figli
e non vuole essere consolata, perché non sono più.

(Matteo 2,1-18)

giovedì 11 dicembre 2014

Il Battista

In quel tempo Gesù disse alla folla: «In verità vi dico: tra i nati di donna non è sorto uno più grande di Giovanni il Battista; tuttavia il più piccolo nel regno dei cieli è più grande di lui.
Dai giorni di Giovanni il Battista fino ad ora, il regno dei cieli soffre violenza e i violenti se ne impadroniscono.
La Legge e tutti i Profeti infatti hanno profetato fino a Giovanni.
E se lo volete accettare, egli è quell'Elia che deve venire.
Chi ha orecchi intenda».
Matteo 11,11-15.

mercoledì 10 dicembre 2014

leggere i vangeli

I vangeli vanno letti nella loro unità e complessità, non per segmenti separati.
Il messaggio complessivo si ricava solo da una lettura olistica, da una visione d'insieme.
 

Prendiamo il caso della cananea: Gesù il Messia è venuto solo per "le pecore perdute della casa di Israele" o è venuto per tutti?

"Partito di là, Gesù si diresse verso le parti di Tiro e Sidone. Ed ecco una donna Cananèa, che veniva da quelle regioni, si mise a gridare: «Pietà di me, Signore, figlio di Davide. Mia figlia è crudelmente tormentata da un demonio». Ma egli non le rivolse neppure una parola." [Matteo 15,21-23]

Osserviamo in questo passo un Gesù in atteggiamento di apparente indifferenza, ed un silenzio che ci sorprende per la sua durezza. Perchè Gesù non risponde all'invocazione di una madre afflitta? Perchè questo silenzio così duro? Anche i discepoli sembrano sconcertati quando pregano Gesù di intervenire.


"Allora i discepoli gli si accostarono implorando: «Esaudiscila, vedi come ci grida dietro». Ma egli rispose: «Non sono stato inviato che alle pecore perdute della casa di Israele». [Matteo 15,23-24]

Con questa risposta ferma e tagliente Gesù dà una conferma del suo mandato: Il Messia è venuto per Israele, perchè Dio è rimasto fedele al suo popolo. E' ai figli perduti della casa di Israele che il Messia è stato promesso, ed è a Israele che è stato inviato. Dio non ha dimenticato gli ebrei, la sua gente, il popolo che Egli si è scelto per primo.  Ma la chiarezza di Gesù rasenta ora la brutalità:


"Ma quella venne e si prostrò dinanzi a lui dicendo: «Signore, aiutami!». Ed egli rispose: «Non è bene prendere il pane dei figli per gettarlo ai cagnolini»." [Matteo 15,25-26]

Con una immagine così umiliante Gesù sembra aver chiuso ogni speranza alla povera donna. Certo la fedeltà di Dio per la casa di Israele è chiara e senza dubbi. Ma adesso la scena si caratterizza per un orizzonte cupo e pessimistico. Si è desolati nel guardare Dio essere così evidentemente duro, distaccato, distante, così indifferente al dolore di una povera donna e della sua figliola.
Forse ci siamo sbagliati, forse il Salvatore non è venuto per chi non è ebreo. Forse Dio non ama l'Umanità, ma solo una piccola parte di essa.
Ma no, ecco che subito le nuvole si diradano, si apre un orizzonte nuovo e straordinario. Davvero inatteso. Il Salvatore è per chiunque creda in Lui:
Dio, infatti, apre le braccia e accoglie, senza per questo tradire la sua fedeltà alla casa di Israele, i suoi "altri" figli. Tutta l'umanità perduta.
La salvezza dal demonio non è solo per i figli di Abramo, è per chiunque si affidi a Dio, contro ogni speranza. Lo si vede bene nel passo che segue.


«È vero, Signore, disse la donna, ma anche i cagnolini si cibano delle briciole che cadono dalla tavola dei loro padroni».
Allora Gesù le replicò: «Donna, davvero grande è la tua fede! Ti sia fatto come desideri». E da quell'istante sua figlia fu guarita. [Matteo 15,27-28]

La donna usando umiltà e pazienza, fa un atto di fede: "Gesù tu puoi aiutarmi e a te, per amore di mia figlia, io mi rivolgo umiliandomi per chiedere aiuto!"
Gesù spalanca allora il segreto del suo primo imbarazzante silenzio: "davvero grande è la tua fede!" Le dice. "Ora è certo che tu hai fede in me, che tu mi cerchi. E io ti libero dal tuo tormento."
Così è per chiunque si rivolga a Gesù: il diavolo sarà sconfitto ed egli sarà liberato per la sua fede. Gesù è per tutti. Dio apre le porte a tutti.

Così va letto ed inteso il vangelo, cercando nell'insieme il senso di ogni particolare.