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sabato 25 giugno 2016

L'ebrezza di Noè e il vino della salvezza



Noè, una delle più belle figure cristologiche del Vecchio Testamento, compiutasi la vicenda dell'Arca, prefigurazione della Chiesa salvifica di Cristo, pianta una vigna e ne beve il vino fino ad ubriacarsi.
Tutto è compiuto! Il Dio trinitario ha salvato dalla Morte, con la sua Arca, la chiesa, l'umanità e gli ha dato una terra nuova. 
Ora ecco che con un nuovo gesto di Noè Dio si mostra in un compendio. Pianta una vigna, che ancora una volta è il Cristo, l'uomo nuovo, ed è la sua chiesa. Poi beve il vino di questa vigna, vino che sappiamo essere insieme il sangue salvifico di Cristo e la Salvezza stessa della nuova umanità. 
Dio si ubriaca della sua nuova umanità salvata fino a mostrarsi nudo. E' il vino delle nozze di Cana ed è il vino dell'Ultima Cena, e ancora il vino della salvezza eterna.



Genesi 9,20-21

20 Ora Noè, coltivatore della terra, cominciò a piantare una vigna. 21 Avendo bevuto il vino, si ubriacò e giacque scoperto all'interno della sua tenda. 

sabato 13 dicembre 2014

Giona

A me Giona piace molto come profeta. Non solo è immagine del Cristo, scelto da Gesù stesso come segno di sè, ma è anche, per me, l'immagine del cristiano, scelto da Dio per farne strumento di salvezza, spesso contro e nonostante la sua cattiva volontà. 

E' immagine di quel figlio che si adegua controvoglia al compito che gli è assegnato dal Padre, che resiste al Padre esercitando tutta la libertà di cui è dotato, è quello che recrimina, che brontola, che litiga con Dio, ma è anche quello che alla fine diventa il portatore di salvezza per gli uomini come Dio voleva. 
Un po' come Pietro, quel testone di Pietro, che Dio ha scelto per guidare la sua Chiesa. Non era un personaggio di spicco, non era eccellente nel suo mondo. Eppure...

Anche Dio ama la figura simpaticamente ostinata di Giona, per questo lo sceglie come suo inviato. 
Già, Dio sceglie spesso i peggiori, gli scarti, gli umani da poco. 
Ed io trovo che è davvero bellissima questa cosa.

Amate la giustizia


Amate la giustizia, voi che governate sulla terra, rettamente pensate del Signore, cercatelo con cuore semplice.
Egli infatti si lascia trovare da quanti non lo tentano, si mostra a coloro che non ricusano di credere in lui.
I ragionamenti tortuosi allontanano da Dio; l'onnipotenza, messa alla prova, caccia gli stolti.
La sapienza non entra in un'anima che opera il male né abita in un corpo schiavo del peccato.
Il santo spirito che ammaestra rifugge dalla finzione, se ne sta lontano dai discorsi insensati, è cacciato al sopraggiungere dell'ingiustizia.
La sapienza è uno spirito amico degli uomini; ma non lascerà impunito chi insulta con le labbra, perché Dio è testimone dei suoi sentimenti e osservatore verace del suo cuore e ascolta le parole della sua bocca.
Difatti lo spirito del Signore riempie l'universo e, abbracciando ogni cosa, conosce ogni voce.

Libro della Sapienza 1,1-7.

venerdì 12 dicembre 2014

Nasce Gesù

Dal vangelo di Luca e dal vangelo di Matteo (versione Interconfessionale)


Quando Elisabetta fu al sesto mese, Dio mandò l'angelo Gabriele a Nàzaret, un villaggio della Galilea. L'angelo andò da una fanciulla che era fidanzata con un certo Giuseppe, discendente del re Davide. La fanciulla si chiamava Maria.
L'angelo entrò in casa e le disse: «Ti saluto, Maria! Il Signore è con te: egli ti ha colmata di grazia».
Maria fu molto impressionata da queste parole e si domandava che significato poteva avere quel saluto.
Ma l'angelo le disse: «Non temere, Maria! Tu hai trovato grazia presso Dio.
Avrai un figlio, lo darai alla luce e gli metterai nome Gesù. Egli sarà grande e Dio, l'onnipotente, lo chiamerà suo Figlio. Il Signore lo farà re, lo porrà sul trono di Davide, suo padre, ed egli regnerà per sempre sul popolo d'Israele. Il suo regno non finirà mai».
Allora Maria disse all'angelo: «Come è possibile questo, dal momento che io sono vergine?».
L'angelo rispose: «Lo Spirito Santo verrà su di te, e l'onnipotente Dio, come una nube, ti avvolgerà. Per questo il tuo bambino sarà santo, Figlio di Dio.
Vedi: anche Elisabetta, tua parente, alla sua età aspetta un figlio. Tutti pensavano che non potesse avere bambini, eppure è già al sesto mese. Nulla è impossibile a Dio!».
Allora Maria disse: «Eccomi, sono la serva del Signore. Dio faccia con me come tu hai detto». Poi l'angelo la lasciò. (Lc. 1,26-38)
Ecco come è nato Gesù Cristo. Maria, sua madre, era fidanzata con Giuseppe; essi non vivevano ancora assieme, ma lo Spirito Santo agì in Maria ed ella si trovò incinta.
Ormai Giuseppe stava per sposarla. Egli voleva fare ciò che era giusto, ma non voleva denunciarla di fronte a tutti. Allora decise di rompere il fidanzamento, senza dir niente a nessuno.
Ci stava ancora pensando, quando una notte in sogno gli apparve un angelo del Signore e gli disse: «Giuseppe, discendente di Davide, non devi aver paura di sposare Maria, la tua fidanzata: il bambino che lei aspetta è opera dello Spirito Santo.
Maria partorirà un figlio e tu gli metterai nome Gesù, perché egli salverà il suo popolo da tutti i peccati».
E così si avverò quello che il Signore aveva detto per mezzo del profeta Isaia:
Ecco, la vergine sarà incinta partorirà un figlio ed egli sarà chiamato Emmanuele. Questo nome significa: «Dio è con noi».
Quando Giuseppe si svegliò, fece come l'angelo di Dio gli aveva ordinato e prese Maria in casa sua. (Mt 1,18-24)
In quel tempo l'imperatore Augusto con un decreto ordinò il censimento di tutti gli abitanti dell'impero romano.
Questo primo censimento fu fatto quando Quirinio era governatore della Siria.
Tutti andavano a far scrivere il loro nome nei registri, e ciascuno nel proprio luogo d'origine.
Anche Giuseppe andò: partì da Nàzaret, in Galilea, e salì a Betlemme, la città del re Davide, in Giudea. Essendo un lontano discendente del re Davide, egli con Maria, sua sposa, che era incinta, doveva farsi scrivere là.
Mentre si trovavano a Betlemme, giunse per Maria il tempo di partorire; (Lc. 2,1-6)


E senza che avessero avuto fin'allora rapporti matrimoniali, Maria partorì il bambino e Giuseppe gli mise nome Gesù. (Mt 1,25)
ed essa diede alla luce un figlio, il suo primogenito. Lo avvolse in fasce e lo mise a dormire nella mangiatoia di una stalla, perché non avevano trovato altro posto. (Lc. 2,7)
Gesù nacque a Betlemme, una città nella regione della Giudea, al tempo del re Erode. (Mt 2,1)
In quella stessa regione c'erano anche dei pastori. Essi passavano la notte all'aperto per fare la guardia al loro gregge.
Un angelo del Signore si presentò a loro, e la gloria del Signore li avvolse di luce, così che essi ebbero una grande paura.
L'angelo disse: 

«Non temete! Io vi porto una bella notizia, che procurerà una grande gioia a tutto il popolo: oggi, nella città di Davide, è nato il vostro Salvatore, il Cristo, il Signore. Lo riconoscerete così: troverete un bambino avvolto in fasce che giace in una mangiatoia».
Subito apparvero e si unirono a lui molti altri angeli. Essi lodavano Dio con questo canto:
«Gloria a Dio in cielo e pace in terra agli uomini che egli ama». 

Poi gli angeli si allontanarono dai pastori e se ne tornarono in cielo.
Intanto i pastori dicevano gli uni agli altri: «Andiamo fino a Betlemme per vedere quello che è accaduto e che il Signore ci ha fatto sapere».
Giunsero in fretta a Betlemme e là trovarono Maria, Giuseppe e il bambino che dormiva nella mangiatoia.
Dopo averlo visto, dissero in giro ciò che avevano sentito di questo bambino.
Tutti quelli che ascoltarono i pastori si meravigliarono delle cose che essi raccontavano.
Maria, da parte sua, custodiva gelosamente il ricordo di tutti questi fatti, e li meditava dentro di sé.
I pastori, sulla via del ritorno, lodavano Dio e lo ringraziavano per quello che avevano sentito e visto, perché tutto era avvenuto come l'angelo aveva loro detto.
(Lc. 2,8-20)

Dopo la sua nascita, arrivarono a Gerusalemme alcuni uomini sapienti che venivano dall'oriente e domandarono: 
«Dove si trova quel bambino, nato da poco, il re dei giudei? In oriente abbiamo visto apparire la sua stella e siamo venuti qui per onorarlo».
Queste parole misero in agitazione tutti gli abitanti di Gerusalemme, e specialmente il re Erode. Il quale appena lo seppe, radunò tutti i capi dei sacerdoti e i maestri della legge e domandò: «In quale luogo deve nascere il Messia?».
Essi risposero: «A Betlemme, nella regione della Giudea, perché nella Bibbia è scritto: Tu Betlemme, del paese di Giudea, non sei certo la meno importante tra le città della Giudea, perché da te uscirà un capo che guiderà il mio popolo, Israele». 

Allora il re Erode chiamò in segreto quei sapienti venuti da lontano e si fece dire, con esattezza, quando era apparsa la stella.
Poi li mandò a Betlemme dicendo: «Andate e cercate con ogni cura il bambino. Quando l'avrete trovato, fatemelo sapere, così anch'io andrò a onorarlo».
Ricevute queste istruzioni da parte del re, essi partirono. In viaggio, apparve ancora a quei sapienti la stella che avevano visto in oriente, ed essi furono pieni di grandissima gioia. La stella si muoveva davanti a loro fino a quando non arrivò sopra la casa dove si trovava il bambino: là si fermò.
Essi entrarono in quella casa e videro il bambino e sua madre, Maria. Si inginocchiarono e adorarono il bambino. Poi aprirono i bagagli e gli offrirono regali: oro, incenso e mirra.
(Mt 2,1-11)

Quando furon passati gli otto giorni prescritti per la circoncisione, gli fu messo nome Gesù, come era stato chiamato dall'angelo prima di essere concepito nel grembo della madre. 
 (Lc. 2,21)

mercoledì 10 dicembre 2014

Noi cristiani e l'antico testamento

Noi cristiani abbiamo coscienza che Dio costruisce una storia e che si presenta a noi nel divenire della storia.
Nulla è fermo e congelato nel rapporto fra uomo e Dio, perchè è un rapporto che si snoda lungo il tempo e lungo la storia, e la storia è  per sua stessa natura
un "divenire".


Leggiamo l'Antico Testamento in vari modi, tenendo conto di volta in volta del singolo genere letterario cui ogni libro appartiene, e soprattutto delle condizioni storiche e culturali in cui esso è stato scritto. Ma tutti i Libri li leggiamo considerandoli soprattutto la grande profezia della Salvezza. 

In ogni personaggio biblico noi vediamo sia Dio sia l'uomo nel loro continuo dialogare, nella loro difficile e mutevole dialettica.
Giuseppe, per esempio, è il Cristo che, gettato in fondo a un pozzo (pozzo = sepolcro) e venduto come schiavo (schiavitù = condizione umana mortale) ne esce per diventare il vicerè del grande regno d'Egitto, e per essere, infine, il salvatore della sua gente, dei fratelli che lo hanno tradito (israele - l'umanità).

Così è Giona che rimane per tre giorni e tre notti nel ventre del pesce (pesce = sepolcro) e ne riemerge (risurrezione) per salvare con la sua parola la grande città di Ninive.

Così è Mosè, che conduce il suo popolo attraverso il deserto (deserto = vita terrena e mortale - quaresima) fino alla terra promessa (terra promessa = paradiso e vita eterna ) attraverso il Mar Rosso (mare = morte; rosso = sangue). 

Così è pure Daniele, gettato nella fossa dei leoni (fossa = vita terrena, sepolcro, mortalità; leoni = uomini ostili a Dio). Anche Daniele supera la prova simbolica della morte. 

E  Davide che, piccolo, insospettabile e disarmato, sconfigge il gigantesco campione del male, anch'egli è, per quel primo tratto narrativo la preconizzazione di Gesù salvatore, che sconfigge con una pietra (la sua parola, la croce) il gigante (il "signore di questo mondo").

Noi cristiani non consideriamo la bibbia come un mero codice normativo dal quale estrarre i riferimenti morali o le leggi da attuare. Noi la consideriamo piuttosto la grande narrazione divina che rivela a poco a poco agli uomini il vero volto di Dio, in modo sempre più chiaro e distinto, fino alla piena visione salvifica di Gesù, il Figlio stesso del Padre.
Ciò in attesa di contemplare, alla fine dei tempi, "il volto di Dio così com'è".